Un piccolo incontro con le suore di clausura 1977


Molti anni fa stavo lavorando al primo volume sulla Cultura popolare nell’Emilia-Romagna.

In quel periodo mi capitava di girare per la Romagna per raccogliere informazioni e individuare luoghi dove avrei poi dovuto fotografare.

Così arrivai a Brisighella, un piccolo centro affascinante, in un convento di suore di clausura.

Era una mattina silenziosa, quasi nessuno per strada.

Suono.

Si apre il portone in legno chiaro, tirato da una corda.

Dopo poco si apre uno spiraglio attraverso la ruota, quella piccola apertura che permetteva di parlare con chi stava dall’altra parte senza vedersi.

Intravedo in controluce una suora che mi parla iniziando con:

«Sia lodato Gesù Cristo».

Spiego il motivo della mia visita, chiedo le informazioni che mi servono e la disponibilità relativa.

È un incontro molto breve. In realtà non concludo assolutamente nulla: era soltanto un primo contatto, un sopralluogo come tanti.

Ci salutiamo.

La ruota si richiude e, alle mie spalle, in perfetto sincronismo, inizia a muoversi anche l’unico portone d’accesso.

L’ immagine è stata ricreata con A.I. seguendo i miei ricordi

In quel momento mi rendo conto che c’è un piccolo problema:

io sono ancora dentro, nell’anticamera della clausura.

Per fortuna riesco a uscire sgattaiolando di corsa.

Avevo 22 o 23 anni.

Non avevo ancora fatto nessuna fotografia, non avevo nessun accordo e non avevo scoperto nulla di particolarmente utile.

Però avevo già imparato una cosa importante:

non farsi prendere dal panico e conoscere una via d’uscita già prima di entrare.

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La mia prima macchina fotografica 1964