Fra i tanti libri a cui ho lavorato, ce n'è uno che conservo con un sentimento particolare.
Era il catalogo di una collezione privata, soprattutto dipinti del Trecento e del Quattrocento.
Per quella raccolta avevo fatto molte fotografie, insieme ad altri due fotografi che personalmente non incontrai mai.
Quando il volume uscì, il collezionista me lo spedì. Lo sfogliai e riconobbi subito le mie immagini.
Ricostruzione immaginaria con intelligenza artificiale; non raffigura la casa reale.
Poi andai a cercare il colophon. Lo lessi una volta, poi una seconda, più lentamente, per essere sicuro. Gli altri due fotografi c'erano. Io no.
Posso anche credere che l'omissione sia stata in buona fede.
Ma per un fotografo il nome non è un dettaglio tipografico. Una svista può essere involontaria e, nello stesso tempo, grave. Le due cose non si escludono.
Non feci nulla. Non diedi notizia di aver ricevuto il libro e lasciai passare qualche giorno.
Poi arrivò una telefonata, con un tono stizzito : il mittente voleva sapere se il volume mi fosse arrivato. Risposi che dovevo ancora ritirarlo alla posta.
Qualche giorno dopo scrissi una lettera. Allora si scriveva a mano, e una lettera obbliga a fermarsi, a pesare le parole, a decidere che cosa lasciare per iscritto.
Dissi che il libro era ben stampato e mi complimentai per l'operazione. Aggiunsi però che non potevo fare a meno di segnalare che il mio nome mancava.
E chiusi così: «Comunque non si preoccupi: noi fotografi siamo abituati a essere dimenticati.»
Era una frase aspra, e lo sapevo. Non accusava nessuno, ma non lasciava spazio a repliche.
Immagine A.I.
Il senso era chiaro: mi avete mandato un libro con le mie fotografie senza controllare i crediti, e adesso mi chiedete un parere. Il parere ve lo do, ma intero.
Dopo quella lettera i rapporti si interruppero di colpo. Non arrivò nessuna risposta. Soprattutto, non arrivò nessuna scusa, nemmeno di cortesia.
Bastava una riga o una telefonata per riconoscere l'errore e chiudere la questione con dignità da entrambe le parti.
Più dell'omissione, è questo silenzio a dire qualcosa sull'atteggiamento di certe persone.
Uno sbaglio si può perdonare. Quando invece nessuno lo riconosce, il messaggio è un altro : il fotografo era considerato un fornitore di immagini, non un autore.
Non mi sono mai pentito di quella lettera.
Ho avuto la fortuna di lavorare per l'Enciclopedia dell'Arte Medievale Treccani, dove sotto ogni fotografia compariva il nome di chi l'aveva realizzata.
Proprio per questo quel libro mi è rimasto addosso.
Il credito non è una cortesia che si concede al fotografo.
Ma come si dice la classe non è acqua.