Molti ricordi sono impressi nella memoria visiva, non perché allora pensassi di diventare fotografo, ma per il piacere di rivedere certe scene del passato e oggi poterle ricomporre.
Edmeo Savazza era uno dei professori più simpatici e accattivanti che abbia avuto.
Non se ne stava fermo alla cattedra: si muoveva in mezzo a noi, preso dalla lezione e da ciò che voleva comunicarci.
A volte era così concentrato nella spiegazione che qualcuno riusciva perfino a uscire dall’aula per fumare una sigaretta o per una passeggiata .
Lo confesso oggi con un po’ di vergogna, ma anche con il sorriso che accompagna certe bravate da studenti.
Ricordo poi un suo piccolo rituale: prima di cominciare la lezione si toglieva l’orologio, la fede, qualche anello e perfino la penna dal taschino, posandoli da parte, spesso su un nostro banco.
Un gesto tutto suo, che nella mia memoria è rimasto legato al momento in cui iniziava a parlare di filosofia.
Ermanno Dossetti, insegnante di latino e greco, è tra i banchi con un libro aperto.
Sono immagini di scuola, ma per me soprattutto immagini di persone che ho conosciuto da ragazzo.
Di Dossetti ho già scritto altrove, ricordandone le qualità di pedagogo. Qui vorrei raccontare anche l’uomo che avevamo davanti ogni giorno. Una mattina, durante la ricreazione, mi si avvicinò e mi chiese, con una punta di sarcasmo, se mi fossi riposato nei giorni in cui ero stato assente.
Era febbraio ed ero palesemente abbronzato. Gli risposi chiedendogli se valutasse gli allievi dalla tonalità della pelle.
Riconosco che la mia risposta fu un po’ sfacciata. Lui non replicò.
Nota : La fotografia del professor Edmeo Savazza, è uno scatto originale realizzato durante una sua lezione
Il ritratto del professor Ermanno Dossetti, sotto, è una ricostruzione realizzata da intelligenza artificiale-A.I. , non una vera fotografia