Il mio rapporto con Paolo Monti nasce negli anni Settanta, quando ero ancora molto giovane e stavo iniziando a costruire il mio percorso professionale.
Attraverso il lavoro e le esperienze formative di quegli anni ebbi la possibilità di conoscerlo e, soprattutto, di seguirlo mentre lavorava. Partecipai ad alcune sue campagne fotografiche a Ferrara e imparai molto seguendo le sue lezioni al DAMS di Bologna: il modo di guardare, di scegliere un punto di vista, di affrontare un luogo e di dare alla fotografia un valore che andava oltre la semplice documentazione.
Nel 1974 avevo diciannove anni e avevo appena iniziato a frequentare il DAMS di Bologna. Tra i miei professori c'era Paolo Monti, docente di fotografia. Lo incontravo anche per mostrargli alcune delle fotografie che facevo allora, soprattutto di teatro.
A quell'età non avevo ancora deciso che fotografo sarei diventato. Non sapevo se avrei fatto fotografia di reportage, di moda, di matrimoni o altro.
C'era però una possibilità che ancora non conoscevo : entrare, attraverso una borsa di studio, nel gruppo che stava dando vita all'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna.
Da ragazzo piuttosto distratto, non avevo nemmeno visto il bando che era appeso in facoltà.
Un giorno incontrai Monti e gli mostrai alcune fotografie, credo fossero stampate su Cibachrome. Fu lui a chiedermi, quasi meravigliato e deciso:
«Ma lei, che è così appassionato, ha visto che c'è un bando di concorso per una borsa di studio legata al nascente Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna?».
Io caddi dalle nuvole. Non ne sapevo niente. Il manifesto era neanche a dirlo all’ ingresso e ben visibile.
Andai subito a leggerlo e scoprii che mancavano soltanto due giorni alla scadenza per presentare la domanda di ammissione all’ esame.
Dovevo procurarmi rapidamente tutti i documenti necessari. Feci un Bologna-Correggio-Bologna e mia madre, vedendo probabilmente il mio entusiasmo per quella possibilità, mi disse : «Allora questa cosa ti piace davvero !?».
Preparai le fotografie e mi presentai alla selezione. I posti disponibili per i fotografi erano soltanto quattro. Alla sede della Regione, in viale Silvani, c'erano moltissimi candidati, suddivisi secondo le diverse specializzazioni.
E lì accadde una cosa che ricordo ancora come una scena di un film : davanti a me, tra gli esaminatori, c'era proprio Paolo Monti.
La cosa interessante è che correttamente mi trattò esattamente come tutti gli altri candidati. Anzi, feci anche una piccola figura barbina: non avevo portato tutte le fotografie che avevo preparato, e dovetti tornare per completare la seconda fase della valutazione.
Alla fine, però, a diciannove anni entrai nella rosa dei borsisti della Regione Emilia-Romagna come fotografo di beni culturali.
Ero tra i più giovani, se non il più giovane, di molti in varie discipline. Ero ancora minorenne per la legge italiana : tanto che la borsa di studio non potevo nemmeno ritirarla personalmente, e doveva farlo mio padre.
Ripensandoci oggi, mi rendo conto di quanto sia stato importante quell'incontro con il fotografo Monti. Non fu soltanto l'incontro con un grande insegnante e con un maestro. Fu anche il momento in cui, senza che io lo sapessi ancora, si mise in moto la direzione che avrebbe preso tutta la mia vita professionale
Lettera di Paolo Monti del 1977
Nel 1977 realizzammo insieme Strutture rurali e vita contadina, il primo volume di una lunga esperienza editoriale dedicata alla cultura popolare dell’Emilia-Romagna.
A quel periodo risale anche una lettera che Monti mi scrisse nel novembre del 1977.
Rileggendola oggi, dopo quasi cinquant’anni, ritrovo non soltanto il ricordo di un grande fotografo, ma quello di una persona che, in un momento importante della mia formazione, mi aiutò a capire che la fotografia si impara anche guardando lavorare chi è venuto prima di noi.
È forse questo il modo più semplice per raccontare il mio ncontro : non soltanto con un maestro, ma una presenza concreta nei miei primi anni di fotografia.